12 dicembre 2017

TWEED

Tweed [tuid] - il termine tweed non deriva, come potrebbe sembrare, dal nome del fiume della Scozia meridionale la cui vallata è ricca di grandi allevamenti di pecore (dista ca. 30 km. da Edimburgo, e segna il confine tra Inghilterra e Scozia), ma bensì da un refuso; fu infatti un editore inglese del secolo scorso a scrivere tweed invece di tweels, "tessuto di lana", dando così origine all'equivoco.

D'aspetto ruvido e con mano pungente, caratterizzato da ordito e trama in lana cardata, a puntini multicolori ed a uguale riduzione (da 8 a 14) e dal titolo metrico molto basso (da 5 a 10), realizzato di solito in armatura tela, ma anche in saia. Questi tessuti sono apprezzati per la loro robustezza, rusticità, originalità di disegni (chevrons, mouchetès, boutonnès, ecc.). Generalmente multicolore per l'uso di filati mélange. Esistono anche tweed nei colori dei classici tartan scozzesi. Originariamente tessuto a mano, dalla fine dell'Ottocento viene fabbricato industrialmente a macchina nei diversi tipi.



Colori autunnali: tempo di tweed

Tra i numerosi tipi di tweed (quello originale è quello prodotto in Inghilterra) sono assai comuni:

Harrys Tweed
Harris Tweed - Tweed originale di lana scozzese prodotto in origine nelle isole Ebradi (una delle quali appunto Harris), di ottima qualità, dal disegno caratterizzato da peli bianchi in superficie, soprattutto spigato. Filato e tessuto a mano si differenzia dal normale Tweed per la mano particolarmente ruvida. Oggi non è più un tessuto artigianale, ma lo si produce in molti stabilimenti in una quantità di quasi tre milioni di metri all'anno. 


Il marchio (registrato nel 1909) ed il logo che lo caratterizza è una palla (o bisante, nella terminologia araldica) sormontata da una croce, che è ripreso dallo stemma dei conti di Dunmore. Quando è tessuto a mano sull'etichetta si può trovare l'indicazione "hand woven". In genere è disponibile in diversi colori dalle intense tonalità, ed è il tessuto ideale per giacche sportive. Inoltre si abbina molto bene ai pantaloni di velluto.





Donegal Tweed
Donegal Tweed - Originariamente tessuto tweed prodotto nell'omonima città dell'Irlanda, fatto a mano. Oggi viene fabbricato industrialmente in armatura tela sia cardato che semipettinato. La sua caratteristica è la superficie mossa e l'aspetto sabbiato, chiazzato a colori diversi, con tante particelle di lana, dette "bottoncini", colorate sulla superficie e la mano dolce. E' usato soprattutto come tessuto invernale per giacche e cappotti, ma oggi viene prodotto anche in versione di peso medio-leggero o estivo. È utilizzato anche per berretti, cappelli, sciarpe e cravatte. I suoi colori anticamente indicavano anche lo status sociale di chi li indossava: i re potevano usare fino a sette colori, poeti e bardi sei, i guerrieri tre e i servitori uno. E' anche chiamato Irish Tweed.


Vengono considerati tweed anche molti altri tessuti, dagli cheviots, ai saxonies, ecc. È utilizzato per confezioni femminili, giacche e soprabiti maschili sportivi.




Rames Gaiba
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11 dicembre 2017

PRINCIPE DI GALLES

Principe di Galles - titolo tradizionalmente spettante all'erede al trono d'Inghilterra.

Disegno, di tono decisamente sportivo ma elegante, dai caratteristici disegni bicolori a quadri piccoli entro quadri più grandi, applicato in moltissime varianti ai tessuti sia pettinato che cardato, in stoffe leggerissime o pesanti. I riquadri sono formati  da una parte di pied-de-poule (se in base batavia o saia) o di "effetto stella" (se in base tela o natté), con una parte di millerighe o grisaglie con damier, a catena o trama  bicolore molto fitta con infinite possibili variazioni, in rapporti più o meno grandi, in armature diverse (in tela dove il tessuto risulta più secco e nitido, in batavia dove il tessuto risulta più sfumato). Nei "Galles" classici la parte quadretta a pied-de-poule (o a "effetto stella) è circa 2/5 del quadro totale, mentre i 3/5, che formano lo specchio di fondo, sono occupati dall'effetto millerighe o di grisaglia. Nel "Galles" fantasia queste misure non sono fisse. Esiste anche una regola (non sempre rispettata) per cui la lunghezza in senso di trama sarà sempre inferiore alla lunghezza in senso di catena, in modo da dare comunque un aspetto verticalizzante al riquadro complessivo (in genere si può tenere una proporzione di 10 a 3, ossia ad esempio un "Galles" largo cm. 7 sarà lungo circa cm. 9).

Di solito nei toni grigio, nero e bianco. Si usano anche i toni dei beige e marroni, o per rivisitarlo in maniera moderna con nuove note di colore.

Detto anche Galles

Nell'area angloamericana questo disegno è conosciuto come glen urquhart oppure come glen plaid o glen check




Questi riquadri possono essere puri o decorati con filetti colorati, che ne delimitano il disegno dei quadri più grandi e per vivacizzane l'aspetto.
        


IMPIEGHI: Usato nell'abbigliamento maschile per completi e tailleur, ma soprattutto giacche. In Gran Bretagna è usato soprattutto per la produzione di capi d'abbigliamento sportivi, da indossare nel tempo libero, che viene abbinato a scarpe casual, tipo le scamosciate. È usato anche per capi femminili. Trova impiego anche in accessori quali cravatte o borse, ecc. .




Francese: Pied-de-poule Prince-de.Galles
Inglese: Prince of Wales (Check)
Tedesco: Prince of Wales (Karo)
Spagnolo: cuadro Prícipe de Gales

STORIA - L'uso di questo motivo è molto antico, legato ai possidenti inglesi emigrati in Scozia, che non potendo usare i disegni dei clan locali, adottarono questo tipo di quadrettato come emblema distintivo, noto anche con il termine "glemurqhart".  [1] Il Questo disegno e tessuto è reso  popolare da Edward Albert (1894-1972), principe di Galles dal 1910 sino al 1936 quando diventa re (Edoardo VIII d'Inghilterra), ma abdica nello stesso anno per sposare la divorziata e borghese Wally Simpson. Gli verrà conferito il titolo di duca di Windsor. Maestro di stile lancia molte mode: le scarpe in camoscio, i calzoni alla zuava, il vestire sportivo. Ma ancor prima, fin dai tempi di Edoardo VII, il tessuto Principe di Galles è utilizzato per i completi degli eredi al trono inglesi, dal cui titolo prende appunto il nome, che lo usavano per abiti da campagna e da caccia. Ecco come un antico tessuto di lana Saxony è diventato una sorta di icona di stile.


Edward VII (1841-1910) in soprabito "Principe di Galles" [2]


[1] Stefanella Sposito, Archivio tessile, ed. Ikon, 2014, voce "Principe di Galles", p. 108
[2] A Edward VII (nonno di Edward VIII) successe Giorgio V che regnò per venticinque anni. Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, salì al trono Edward VIII (1894-1972).         


Rames Gaiba
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7 dicembre 2017

ZŌRI

ZŌRI

Sandali tradizionali giapponesi, senza tacco, simili all'infradito occidentale, fatti di paglia di riso o altre fibre naturali, stoffa, legno laccato, pelle, gomma o altri materiali sintetici. Il tallone dovrebbe sporgere di circa 1/2 cm-1 cm dietro, e il mignolo non ha nulla su cui appoggiare. La stringa che tiene unito il piede alla calzatura è chiamata hanao. L'hanao, come nei geta, è posto al centro della parte finale del sandalo, non c'è quindi distinzione tra scarpa destra e scarpa sinistra. Vengono indossati con indumenti tradizionali giapponesi come il formale kimono, mentre in abbinamento con la versione più informale di quest'ultimo, lo yukata, sono preferiti i geta, un altro tipo di sandalo tradizionale giapponese. Gli zōri sono indossati con degli appositi calzini (quando presenti, per occasioni più formali) chiamati tabi.






Rames Gaiba
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6 dicembre 2017

METRO A NASTRO IN TELA

Metro a nastro in tela

Questi metri sono costituiti da una fettuccia di tessuto, su cui è tracciata la scala graduata. La scala può essere direttamente stampata sul tessuto, o più comunemente, il tessuto viene plastificato, e la scala viene stampata sullo strato plastificato. Tradizionalmente i nastri vengono realizzati in tela resistente plastificata (un esempio sono i metri per i sarti); ultimamente però si tende ad usare tessuti in fibra di vetro, che garantiscono una maggiore resistenza all'allungamento e una maggiore stabilità strutturale nel tempo. Malgrado ciò, questi strumenti non garantiscono alta precisione e pertanto vengono usati dove questa non necessità. Normalmente la loro risoluzione è di 5 o 10 mm. Il grosso vantaggio di questi metri risiede nella notevole flessibilità, che permette di fare rilievi su superfici curve (esempio rilevare piccole circonferenze).






Francese: mètre à ruban
Inglese: measuring tape
Tedesco: massband
Spagnolo: cinta métrica

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Vecchio Frack - Domenico Modugno e i fumetti di Berardi e Milazzo




immagini tratte da "Fantasticheria"
di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo
(Albi Orient Express - Edizioni L'Isola Trovata) - marzo 1987



Domenico Modugno in frac
nel film "Appuntamento ad Ischia" di Mario Mattioli, del 1960


"Vecchio frack" (1955) è una delle espressioni più elevate della produzione di Domenico Modugno. Indimenticabile l'esecuzione dal vivo dell'artista che si accompagnava con la sola chitarra, suonando le corde con il pollice per rendere il suono più morbido.

Certo, la grafia corretta è frac  e non "frack" o "frak"... ma si sa ai musicisti e parolieri la cosa si può permettere. Peraltro, anche il drammaturgo, scrittore e poeta Luigi Pirandello in “Sogno (ma forse no)” da “Maschere nude”, Atto unico della commedia teatrale del dicembre 1928 - gennaio 1929, ha nei tre protagonisti “L'uomo in frak”, scritto con questa grafia.  

Raimondo Lanza di Trabia

L'ispirazione per questa ballata lirica e raffinata, che ricorda lo stile degli chansonnier francesi, è legata a un fatto di cronaca: il "suicidio" archiviato come tale  (all'alba del 30 novembre del 1954) del principe Raimondo Lanza di Trabia (nato nel 1915), un trentenne della nobiltà romana, che trova la morte in circostanze misteriose e mai acclarate in seguito ad una caduta da una finestra dal primo piano dell'Hotel Eden a Roma di via Ludovisi. Siamo ad un passo da via Veneto, in una anticipazione amara della Dolce Vita. Raimondo è un nobile con una storia altrettanto colorata: da giovane legato al fascismo per poi cambiare rotta e diventare un protagonista della vita italiana dell'Italia della ricostruzione, del dopo seconda Guerra Mondiale. Una vita da vivere intensamente, con amori ed amicizie illustri, storie con nobildonne, attrici, indossatrici, feste incredibili. Uomo di grande eleganza, era stato a lungo fidanzato con Susanna Agnelli (tra le fidanzate si sussurrano anche i nomi di Rita Hayworth, Carrol Baker) e, in seguito, rapito dallo splendore dell'attrice Olga Villi al San Domenico di Taormina, se ne innamorò e la sposò. Ama lo sport ed è presidente del Palermo calcio e nel calcio inventa il mercato dell'Hotel Gallia (Milano), punto di incontro per la compravendita dei calciatori.



Modugno con questa canzone ebbe i primi problemi con la censura per il verso "Adieu, adieu, adieu, addio al mondo, ai ricordi del passato, ad un sogno mai sognato, ad un attimo d'amore che mai più ritornerà" che fu trasformato in "ad un abito da sposa primo ed ultimo suo amor" poiché la commissione di censura sosteneva che le parole alludessero a contatti fisici che erano da considerarsi immorali. Nelle versioni successive Modugno cantò sempre la versione originale. Inoltre in uno dei primi versi all'inizio della canzone la versione originale era "chi mai sarà quell'uomo in frac", poi trasformata in "di chi sarà quel vecchio frac" per dissimulare il tema del suicidio, evitando di sottolineare il contrasto tra l'uomo in frac e il vecchio frac che galleggia da solo sotto i ponti nel finale della canzone.




Questa è una canzone "eterna", che io ovviamente ho ascoltato per la prima volta solo alla fine degli anni Sessanta, per poi capirla e analizzarla nel testo solo in anni successivi. È una canzone che, ancora di più ora, si tinge di malinconia, perché il primo ascolto di queste note fu certamente assieme ai miei genitori, che ora non vi sono più. Sono note che erano a loro gradite, piene di poesia, di una precisa rappresentazione dell'uomo "ha un cilindro per capppello / due diamanti per gemelli / un bastone di cristallo / la gardenia nell'occhiello / e sul candido gilet / un papillon, un papillon di seta blu". Oggi vi è, miei letttori, anche il mio interesse di chi occupandosi di moda scompone la descrizione del testo analizzando quell'abbigliamento, purtroppo inconsueto ai nostri giorni, di un signore elegante.   

by J.C. Leyendecker (1911)



Testo "Vecchio Frack"

E' giunta mezzanotte
si spengono i rumori
si spegne anche l'insegna
di quell'ultimo caffè
le strade son deserte
deserte e silenziose,
un'ultima carrozza,
cigolando se ne và.

Il fiume scorre lento
frusciando sotto i ponti
la luna splende in cielo
dorme tutta la città
solo và un'uomo in frack.

Ha il cilindro per cappello
due diamanti per gemelli
un bastone di cristallo
la gardenia nell'occhiello
e sul candido gilet
un papillon,
un papillon di seta blu
s'avvicina lentamente
con incedere elegante
ha l'aspetto trasognato
malinconico ed assente
non si sa da dove vien
ne dove và
chi mai sarà
quell'uomo in frack.

Buon nuite bonne nuite
Buon nuite bonne nuite

Buona notte
va dicendo ad ogni cosa
ai fanali illuminati
ad un gatto innamorato
che randagio se ne va.

(musica, fischiettando)

E' giunta ormai l'aurora
si spengono i fanali
si sveglia a poco a poco
tutta quanta la città
la luna s'è incantata
sorpresa ed impallidita
pian piano
scolorandosi nel cielo sparirà
sbadiglia una finestra
sul fiume silenzioso
e nella luce bianca
galleggiando se ne va
un cilindro
un fiore e un frack.

Galleggiando dolcemente
e lasciandosi cullare
se ne scende lentamente
sotto i ponti verso il mare
verso il mare se ne và
chi mai sarà, chi mai sarà
quell'uomo in frack.

Adieu adieu adieu adieu
addio al mondo
ai ricordi del passato
ad un sogno mai sognato
ad un'attimo d'amore
che mai più ritornerà.


(musica, fischiettando)

Rames Gaiba
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5 dicembre 2017

RAYON (RAION)

Rayon (Raion) - dall'inglese rayon, dal francese rayon "raggio di luce" per sottolineare la spiccata brillantezza, denominazione scelta da National Retail Drygoods Association.

Per la legge italiana n° 883/78 di etichettatura dei prodotti tessili il termine rayon oggi non è più ammesso

Nome con il quale si comprende la classe delle fibre artificiali di origine vegetale ottenute trattando chimicamente la cellulosa (largamente presente in natura in tutti i vegetali), che può essere fornita in genere dalla pasta di legno, paglia, canna comune, dai linters di cotone, o proteine.

Si conoscono sostanzialmente quattro sistemi di preparazione industriale (i primi tre sono costituiti da cellulosa rigenerata) noti con i nomi:
  • rayon alla nitrocellulosa (oggi non è più usato)
  • rayon viscosa (il più comune)
  • rayon cuprammonio (cupro)
  • rayon acetato. Quest'ultimo dà una fibra che pur essendo sempre a base di cellulosa è chimicamente differente da quella ottenibile con gli altri tre sistemi; la cellulosa dei linters di cotone viene trasformata dapprima in acetato di cellulosa (un derivato chimico solubile in solventi come acetone) e poi la soluzione di acetato di cellulosa viene fatta passare attraverso una filiera ed il solvente viene fatto evaporare con una corrente di aria calda, ottenendo così le fibre di acetato di cellulosa.

Il materiale più usato proviene dal pioppo. Il legno di questi alberi viene ridotto in minuzzoli di due o tre centimetri di lunghezza e viene avviato ai bollitori. Durante la bollitura vengono separate le sostanze legnose, le cere e le resine della cellulosa e con l'aggiunta di determinate sostanze chimiche si ottiene una pasta di cellulosa che viene lavata e sbiancata. Dopo questo processo la pasta viene ridotta in nastro, essicata, lucidata e pressata in balle. Tali balle vengono inviate agli stabilimenti per la preparazione della materia per la filatura. In questi stabilimenti la lavorazione si svolge in tre fasi successive: nella prima fase la cellulosa viene sciolta e subisce particolari trattamenti diversi a seconda del tipo di metodo usato per la lavorazione; nella seconda fase questa cellulosa così sciolta viene fatta passare in particolari filiere dalle quali escono dei fili continui; nella terza fase il materiale così ottenuto viene trasformato in un prodotto vendibile oppure suscettibile di ulteriori lavorazioni.

CARATTERISTICHE: tenacità molto bassa; igroscopicità molto alta (può assorbire fino al 110% di umidità); lucentezza molto alta, per assenza di asperità sulla fibra.

STORIA - Nel 1884 il conte Hilaire Benigaud de Chardonnet ottenne il primo brevetto e nel 1890 fondò in Francia la prima fabbrica di "seta artificiale".

CURIOSITA' - Nel 1934 questa preziosa fibra (fascismo nel periodo autarchico) fu usata in Italia per una grande varietà di tessuti per sostituire o integrare le fibre naturali. L'Italia fu, in quel periodo, al primo posto fra i paesi esportatori di fibre artificiali, tanto da meritarsi il titolo di "regina del rayon". In quei anni la SNIA-Viscosa sollecitò l'aumento della coltivazione della "canna gentile", pianta annuale, particolarmente ricca di cellulosa, capace di ridurre le gravose importazioni dall'estero. Al rayon vennero riservate vetrine e padiglioni nell'ambito delle principali fiere italiane, prime fra tutte, la Fiera di Milano e la concomitante Mostra di Torino, ma per far conoscere il prodotto in tutto il paese, si ricorse ad una iniziativa speciale: "l'autotreno del rayon - quattro automotrici e tre rimorchi, al comando di una 'Ardita' -  [...], già battezzato 'le 500 miglia del rayon", poiché avrebbe attraversato tutto il paese per mostrare come in Italia esistesse "un'industria forte e prospera", capace di offrire ai consumatori la possibilità "di vestir bene e di bene arredare la casa, senza che il bilancio familiare ne sia intaccato in modo sensibile".


Cortometraggio dal titolo "Sette canne, un vestito" del 1948
mostra la lavorazione del rayon su scala industriale, con il processo allo xantato
girato in buona parte nei capannoni di Torviscosa, in Friuli.
Regia di Michelangelo Antonioni



Rames Gaiba
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4 dicembre 2017

I SERVIZI ORGANIZZATIVI DI UNA AZIENDA MODA




SERVIZI ORGANIZZATIVI

- L'UFFICIO STUDI
- L'UFFICIO TEMPI E METODI
- LA PIANNIFICAZIONE


Il taglio e la fabbricazione non organizzano la produzione. Sono servizi esecutivi.


FUNZIONE DELL'UFFICIO STUDI

- Seleziona i tessuti
- Realizza i prototipi
- Realizza i cartamodelli 
- Redige la documentazione di lavorazione
- Definisce il livello di qualità
- Delimita le tolleranze


FUNZIONE DELL'UFFICIO TEMPI E METODI

- Sceglie il metodo di lavorazione (mano, macchina)
- Decide il tipo di lavorazione (a façon, in fabbrica, a capo singolo, in serie)
- Dispone i reparti
- Sistema i posti di lavoro
- Stabilisce il layout delle macchine (dislocazione)
- Studia l'attrezzatura
- Crea buone condizioni ambientali (climatizzazione, illuminazione, sicurezza)
- Definisce i metodi operativi
- Analizza i compiti da eseguire
- Studia i movimenti degli esecutori
- Definisce i tempi(cronometraggio, M.T.M., ecc.)
- Studia il giusto equilibrio della ripartizione del lavoro
- Stabilisce il flusso del lavoro
- Stabilisce il metodo di trasporto
- Prepara le schede d'istruzione
- Redige la rubrica dei tempi


FUNZIONE DELLA PIANIFICAZIONE

Programmazione

- Dispone l'assegnazione delle macchine ai reparti
- Compila la tabella delle conoscenze degli operatori
- Organizza la successione degli ordini
- Calcola i tempi di lavorazione
- Fissa le date di consegna
- Decide l'allungamento o la riduzione degli orari di lavoro (nei limiti dei CCNL ed aziendali)
- Decide l'approvvigionamento in funzione delle esigenze di produzione e della disponibilità di liquidità
- Studia i prezzi di costo (materie prime, ammortamento delle macchine, manodopera, spese energetiche, ecc.)
- Rilascia i buoni di uscita
- Programma l'in-corso
- Controlla l'avanzamento degli ordini

Lancio

- Distribuisce i materiali necessari alla lavorazione
- Dà l'avvio alle operazioni in reparto (da qui il suo nome di lancio)
- Segue, giorno dopo giorno, l'esecuzione del lavoro
- Controlla la quantità e la qualità (se l'azienda non ha un servizio apposito)


Rames Gaiba
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2 dicembre 2017

SUBBIO

Sùbbio - dal latino tardo insubŭlum, "pernio del telaio".

È una delle parti essenziali del telaio tessile. Cilindro di acciaio di piccolo diametro su cui si avvolgono, uno parallelo all'altro, i fili di ordito, necessari alla fabbricazione del tessuto sul telaio tessile. I fili dell'ordito si svolgono in modo parallelo, dal relativo subbio appositamente frenato dal regolatore. Alle estremità del cilindro due grosse lastre, denominate "flangie" (o dischi) contengono i fili che altrimenti si disperderebbero; la lunghezza dei fili avvolti determina la lunghezza del tessuto che si vuole produrre, mentre la distanza dal primo all'ultimo la larghezza. 

Si utilizza il subbio con un ordito supplementare (doppio subbio), per ottenere sul tessuto effetti particolari. Su quello posteriore si avvolge l'ordito, sul subbio anteriore il tessuto.





Magazzino ruotante porta subbi

Nella tessitura artigianale è dello stesso materiale del telaio, in legno. 

Italiano: subbio
Francese: rouleau d'ourdissage
Inglese: warpers bea; back beam
Tedesco: scherbaum 
Spagnolo: plegador de urdimbre

Italiano: subbio (davanti)
Francese: ensouple de l'étoffe
Inglese: breast beam 
Tedesco: brustbaum
Spagnolo: antepecho; plegador

Italiano: subbio del tessuto
Francese: ensouple de l'étoffe; rouleau de toile
Inglese: cloth beam
Tedesco: warenbaum; tuchbaum
Spagnolo: plegador de tejido

Italiano: subbio per ordito
Francese: ensouple; ensouple de chaîne
Inglese: warp beam
Tedesco: kettbaum 
Spagnolo: plegador de urdimbre


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30 novembre 2017

NAVETTA

Navétta - dal francese navette, propriamente piccola nave.

1. E' un elemento di forma allungata (simile ad un parallelepipedo), con un incavo in cui è alloggiata la spola, con il filo di trama, avente la funzione di formare l'intreccio inserendo con un moto di va e vieni il filo di trama attraverso il passo dei fili di ordito. Le navette, oltre che di legno duro (a volte si appesantiva la parte posteriore della navetta, facilitandone l'aderenza al pettine durante la corsa: l'appesantimento è ottenuto con aggiunte di metallo alla parte posteriore della navetta), sono di acciaio e di materiale sintetico; la loro forma, misura (la lunghezza può variare tra i 30 cm. e i 60 cm.) e il loro peso variano a seconda del tipo di telaio, del filato utilizzato e del tessuto da produrre; l'adozione di una navetta più o meno grande è subordinata alla qualità della trama e allo sforzo cui deve sottostare l'ordito nel tessuto da fabbricare: se l'ordito è debole e se è passato numerosi licci, la grossezza della navetta deve essere limitata e in relazione alla corsa del battente, per non provocare rotture di fili con una bocca troppo ampia.

Si chiama invece spola la bobina (cannello) posta all'interno della navetta per tessere, sul quale è avvolto il filo di trama; nell'uso comune, anche se impropriamente, è definita spola l'insieme della navetta e del cannello. 



Navetta per telaio a mano

Italiano: navetta per tessitura
Francese: navette de tissage
Inglese: weaving shuttle
Tedesco: webschūtzen
Spagnolo: lanzadera (de tejedura)

STORIA - Vari tipi di arnese erano anticamente impiegati per l'inserimento della trama nell'ordito: stecche in legno e in osso, fusi di legno ancora oggi usati in alcune regioni per la fabbricazione di tappeti e stuoie. Nei telai impiegati in Europa nel XII sec. la navetta, che presentava un incavo centrale attraversato da un fuso su cui si infilava la spola col tubetto o il rocchettino di trama, veniva inserita a mano nel passo dell'ordito del tessitore. Tale procedimento rendeva assai difficoltosa la tessitura delle stoffe alte; per ovviare a questo inconveniente J. Kay (1773) apportò modifiche al telaio e ideò la navetta volante, munita di rotelle per facilitare lo scorrimento della navetta stessa sulla soglia del battente. Con l'avvento del telaio meccanico (1785) la navetta fu munita alle due estremità di punte d'acciaio che la proteggevano dai colpi impartiti dai tacchetti. Con l'introduzione del cambio automatico della spola nel telaio meccanico (1889) anche la navetta fu modificata: il fuso interno venne sostituito con una molla in acciaio a pinza che trattiene la spola a una estremità e fu eliminato il fondo della navetta stessa per consentire il ricambio della spola esaurita con quella carica. Il successivo passaggio avviene intorno al 1950 con l'arrivo dei telai senza navetta, a nastro. Il salto di qualità è enorme: il filo viene portato da una pinza che lo guida fino a metà del tessuto, mentre una seconda pinza completa l'opera, dalla parte opposta. Il telaio, che prima doveva essere fermato ogni volta che finiva la spola, adesso non conosce più soste, e si arriva a 100-120 battute al minuto.

2. Pezzo metallico di alcuni tipi di macchine per cucire e da ricamo.




3. Lav. domestico - Piccola spola di galalite, osso o altro materiale con cui si esegue il pizzo chiacchierino, detto tatting in inglese.





Rames Gaiba
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