3 settembre 2014

DIZIONARIO DELLA MODA: C




Caban -
termine inglese; derivato da cab, "carrozza".

Tipico giaccone sportivo unisex in genere realizzato in panno sfoderato. Con una foggia evolutasi da quella dei cocchieri del XIX secolo, è di solito doppiopetto e provvisto di bottoni dorati.

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Cachi - dall'inglese khaki, derivato dall'indostano khākī, "colore della sabbia".

Grafia italiana di kaki. Indica un colore fulvo nocciola simile a quello della terra desertica. E' il colore per eccellenza dei completi coloniali, sia militari che sportivi.

STORIA - In origine definiva il colore dell'uniforme portata la prima volta dai reggimenti indiani nel 1857 all'assedio di Delhi.

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Cadis

Tessuto di lana leggera, cotone o seta leggermente follato e prodotto nel Languedoc della Francia. E' usato soprattutto per abiti eleganti e da sera.

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Cady (Cadi) - dalla città di Cadice in Spagna.

Tessuto crespo pettinato di peso medio-leggero con effetti di barrè dati dal filato di trama, dalla caratteristica mano ruvida. E' usato per abbigliamento femminile elegante.

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Calandratura - da calandrare.

Operazione di finissaggio che consiste nel far passare il tessuto (specialmente quelli di lana) già tinto fra cilindri rotanti (calandre), riscaldati, che lo stirano a caldo e gli conferiscono una maggiore lucentezza, un aspetto liscio, appiattito. Se i cilindri sono incisi con particolari disegni si possono ottenere effetti speciali (marezzatura o moiré, goffratura, ecc.). Alternando temperatura e pressione dei cilindri tra cui passa la stoffa, si possono ottenere effetti di lucido-opaco, silk-finish e simili.

francese: calandrage
inglese: calendering
tedesco: Kalandrierung
spagnolo: calandrado

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Calare

Nei lavori a maglia, diminuire progressivamente il numero delle maglie.

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Calatura

Punto fine speciale, a jour, eseguito con apposite macchine per ottenere il tallone delle calze.

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Calf - termine inglese; letteralmente "vitello".

Pelle di vitello conciata, morbidissima, utilizzata sia per capi d'abbigliamento sia per accessori.

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Calibrato 

Taglia di capo d'abbigliamento per individui robusti.

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Calicò - così chiamata dalla città indiana di Kalicùt (porto dell'India), ove ne fu iniziata la fabbricazione. Erroneamente molti scambiano Kalicùt per Calcutta.

1. Tela leggera di cotone o di cotone-poliestere, di grosso o medio titolo, meno fine della mussola e del percalle. Viene sempre tessuto con filato greggio e quindi tinto e stampato con disegni minuti tipici del folclore americano.

2. Il calicò per fodere tasche, in unito, è fortemente apprettato.

In francese: Calicot.

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Calzamaglia - da calza + maglia.

1. Indumento di tessuto a maglia leggero che, fasciando le gambe, si unisce al cavallo e giunge fino alla vita. La calzamaglia è adottata dai ballerini e nell'abbigliamento invernale, specie sportivo.

2. Brache aderentissime che nel costume maschile medioevale stringevano le gambe fino al piede.

inglese: tights

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Calzata

E' la larghezza della calzatura o della forma misurata nel punto più largo della pianta in rapporto alla lunghezza. Rivela se il piede è magro o grasso. Le migliori aziende producono scarpe con calzate diverse per la stessa lunghezza, in modo da soddisfare le esigenze dei piedi più difficili

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Camaieu [camaiè] - dal francese antico camaheu che significa "cammeo, chiaroscuro".

Accostamento di colore tono su tono, degradanti, non in contrasto, che imitano l'effetto dei cammei.

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Camelot - voce francese; di origine gergale.

Stoffa in armatura di tela leggera e linda, con ordito ritorto, eseguita con lane speciali piuttosto ordinarie.

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Camicia - dal latino tardo camisia, e questo forse, dal greco kamasos, "tunica".

Termine usato fin dai tempi più antichi per indicare indumenti generalmente di materiale leggero, di foggia simile ad una tunica, da indossare sotto altri capi. Oggi il modello tradizionale di camicia da giorno è abbottonato sul davanti, ha maniche lunghe chiuse da un polsino e colletto di varia foggia. La misura della camicia da uomo si basa, per tradizione, sulla circonferenza del collo.

La fibra più adottata è il cotone, generalmente al 100%, nei vari tipi di tessuto: popeline, oxford, twill, piqué, il leggero voile, il batista (o cambric nella versione inglese), lo zephir, il fil-a-fil (o end-on-end nella versione inglese), la carolina, il madras, il calicot, il madapolam, il challis, il percalle o taffettà. Fra i tessuti non mancano il lino, asciutto e fresco, o la preziosa seta nelle sue varianti in tela, twill o crêpe.

STORIA - La camicia ha come antenata la tunica romana (tunica interior) di lino, nel suo colore naturale, che appare nei primi anni del III sec. d.C. Fece la sua comparsa nel IX sec. Inizialmente era solo un indumento maschile in lino o seta. Venne successivamente diffuso tra le donne da Isabella di Baviera. Nel XVI sec. vengono create camicie in tela che non si nascondono più sotto le vesti: sono lunghe fino alle cosce. Aperte in basso, con maniche e senza colletto. Si intravedono dalle stringhe delle maniche o dalle spalle se attaccate con lacci e, più il farsetto diventa scollato, più si vede il colletto, con la parte superiore spesso ricamata in seta ed oro. Verso il XVII sec., le camicie sporgono dalla vita del farsetto e sono guarnitissime di pizzi e merletti. Col passare dei secoli, anche questo indumento viene semplificato e ridimensionato per arrivare al secolo attuale, in cui le camicie vengono proposte in svariati modelli, sia per l'uomo che per la donna.

La camicia con le maniche corte ha una storia relativamente recente. Il perbenismo e la pruderie della cultura europea non contemplava, se non per le classi subalterne, la possibilità che uomini e donne potessero esporre le braccia nude in pubblico, anche quando la situazione climatica lo avesse permesso.

SIMBOLI, MITI E CREDENZE - Identifica tante situazioni sociali: "nato con la camicia" è l'espressione che si usa parlando di chi ha una fortuna straordinaria e deriva dall'antica credenza che fossero destinati a grandi cose quelli che nascevano ancora fasciati dalla membrana amniotica; "senza camicia", si dice di uno molto povero; "quei due sono proprio culo e camicia", per dire che se la intendono; "sudano sette camicie", perché fanno molto fatica; "camicia di Nesso", costrizione tormentosa, dal mito di Ercole che ebbe in dono da Deianira una tunica in tinta di sangue del centauro Nesso, e ne morì. Vi è anche "tirarsi su le maniche", in quanto per le classi subalterne era difficile zappare o usare la cazzuola con i polsini ben allacciati, senza distruggere questo indumento. Le truppe impiegatizie, dal canto loro, esibivano sugli avambracci le tristi "mezze maniche", inconfondibile segnale di appartenenza alla loro casta lavoratrice, oltre che modo dignitoso per proteggere i polsini e i gomiti delle proprie camicie.

La camicia trasmette simboli storici e moderni, anche di appartenenza a uno schieramento politico "camicie rosse", volontari di Garibaldi; "camicie nere", i fascisti; "camicie brune", i nazional-socialisti di Hitler. Oggi in Italia ci sono le "camicie verdi" dei leghisti della Lega Nord.

Da antiche cronache risulta essere "dono d'amore" la camicia che le fanciulle ricamavano per donarla allo sposo come regalo di nozze. Nemmeno la gastronomia ha potuto sottrarsi al fascino di questo indumento; c'è, infatti, "l'uovo in camicia" candido e lucente, l'albume avvolge il tuorlo come una camicia.

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Cammello (colore)

Indica il tipico colore beige bruciato (bruno chiaro), simile al pelo di tale animale.

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Cammello (lana)

Pelo dell'omonimo ruminante, appartenente alla famiglia dei Camelidae Gray. Solo l'animale a due gobbe che vive in Asia, fra la Mongolia e il Golfo Persico, fornisce la lana cammello.

Questo animale è dotato di un pelo di superficie ordinario con sottopelo fine, morbidissimo, idrorepellente. Il colore più comune è il rosso bruno, con varianti dal marrone al grigio. Il mantello bianco, descritto anche da Marco Polo, è il più pregiato, ma molto raro. Il pelame di superficie, più grossolano, può raggiungere i 37,5 cm. di lunghezza, con un diametro di 20-120 micron. Quello sottostante, borra o duvet, simile a quello della capra Cashmere, molto fine, morbido, con elevate proprietà termiche, ha una lunghezza di 2,5-12,5 cm. ed un diametro di 9-20 micron (in media il diametro è di 20 micron ed il prodotto migliore sarebbe quello cinese). La borra è normalmente di colore rossastro o bruno chiaro. La separazione tra pelo e borra si ottiene per cardatura o/e jerratura. In primavera il pelame si stacca e forma masse che pendono lungo il corpo, sul collo, ecc. Vengono strappate con le mani, oppure raccolte se cadute al suolo. Il miglior duvet è quello degli animali giovani. Quello del maschio adulto è più resistente, ma è rilevante la differenza nel diametro delle fibre a seconda della regione del corpo.

IMPIEGHI: Fabbricazione di tessuti pregiati per cappotti, solitamente in cardato, follato, e rifinito a pelo corto e morbido. Dato il suo elevato costo, è spesso mescolata alla lana di pecore o capre pregiate e/o per variarne le caratteristiche.

CODICE TESSILE: WK (EURATEX)

francese: chameau
inglese: camel-hair; kamel-hair
tedesco: kamel
spagnolo: camello
portoghese: camelo

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Camotex

Felpa che imita il tessuto cammello.

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Camouflage - termine francese.

Insieme di fantasie e colori mimetici.

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Campanelli

Fili di colore contrastante messi alle cimose del tessuto per segnalare difetti o irregolarità.

→ TESSUTI : classificazione dei difetti e metodi di controllo - Difetti di un tessuto
http://trama-e-ordito.blogspot.com/2009/10/tessuti-cosa-si-intende-e-metodi-di.html

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Campionario - da campione.

Serie di tessuti, filati, accessori o capi d'abbigliamento che compongono una collezione.

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Campione

Quando si parla di tessuti è la tirella con le varianti colore e/o taglio prova inviata all'azienda di confezione per provare il tessuto e farne un capo prova a cui, se approvato, segue la pezza campione per farne i capi di campionario da dare agli agenti per la vendita.

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Fibra tessile estratta dal libro (liber in latino) della canapa (Cannabis Sativa, cioè la canapa industriale), dalla quale si estrae, mediante macerazione e battitura, trasformandola in filato; pianta annuale, di notevole varietà morfologica e fisiologica, con forme precoci e tardive. Il fusto è conico e ha un diametro di circa 5 cm., costulato, cavo a maturazione, ramificato nelle piante più distanziate, può raggiungere l'altezza di 4 o 5 metri. La coltivazione della canapa non richiede diserbanti né pesticidi, e non esaurisce le risorse del terreno (in tal senso è considerata una fibra ecologica). E' coltivata oggi in molte regioni a clima temperato o temperato/freddo come l'Europa e la si sta reintroducendo in Italia, legata al fatto di nuove tecniche di produzione che eliminano gran parte della mano d'opera. Il processo di tintura in pezza si svolge pressappoco con le stesse peculiarità adottate per i tessuti di lino, con qualche diversificazione (Bruciapelo, Purga, Sodatura a foulard, Candeggio). Nel settore tessile le nuove tecnologie a basso impatto ambientale permettono di lavorarla sino ad ottenere una versatilità finora sconosciuta, anche mischiata ad altre fibre.

CARATTERISTICHE: E' una fibra poco elastica e piuttosto rigida (perciò i tessuti di canapa si sgualciscono facilmente) di aspetto ruvido, il filo di canapa, grazie alla sua particolare struttura molecolare, è caldo d'inverno e fresco d'estate; assorbe l'umidità (igroscopicità: 30% - tasso di ripresa ufficiale: 12%) quasi quanto il lino (igroscopicità: 20% - tasso di ripresa ufficiale: 12%), ma resiste agli strappi tre volte tanto; effettua un micro - massaggio sulla pelle; protegge fino al 95% dai raggi UVA nocivi per la pelle.

- Comportamento alla fiamma: Brucia con fiamma giallastra, con odore di carta bruciata, lasciando ceneri biancastre leggere. - Effetto del calore: A 120° C ingiallisce, a 150° C dopo 5 ore si decompone. - Effetto delle tarme: Non attaccata.

IMPIEGHI: tessuti sia di arredamento che raramente da abbigliamento. Nel settore automobilistico nei rivestimenti interni. In campo cosmetico prodotti a base di olio di semi di canapa, hanno eccellenti proprietà emollienti e dalla combustione non tossica.

MANUTENZIONE: la canapa va stirata con ferro molto caldo  (2 pallini), meglio se si inumidisce il tessuto prima di stirare.

CODICE TESSILE: CA (EURATEX)

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Canapina - dall'aggettivo canapino.

Tessuto greggio in canapa o cotone molto apprettato che viene usato come sostegno o rinforzo. Oggi il tessuto è realizzato anche con fibre sintetiche.

francese: bougran
inglese: buckram
tedesco: Bougram; Versteifungsstoff
spagnolo: bucaran

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Canapino - da canapa.

Termine usato dai sarti per indicare in particolare interfodere grezze di sostegno agli interni delle giacche.

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Canapone - da canapa.

Termine improprio per indicare tessuti di intreccio grosso e marcato che possono assomigliare alla canapa: i termini corretti sono: natté e panama.

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Candeggio - da candeggiare.

1. Trattamento preparatorio a base di cloro, anidride solforosa, acqua ossigenata e altri candeggianti al quale si sottopongono le fibre tessili (operazione che viene fatta o sul filato o sul tessuto greggio) per renderle candide, o perché deve essere stampato affinché tutti i colori naturali siano allontanati.

2. Nel bucato domestico eliminazione di macchie dalla biancheria mediante l'uso di candeggianti.

francese: blanchiment
inglese: bleaching
tedesco: bleiche
spagnolo: blanqueo

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Candido - dal latino candǐdus, derivato da candere "risplendere, brillante".

1. Di un bianco puro luminoso, rilucente, splendente.

2. Si dice anche di un bucato candido.

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Cangiante - participio presente del verbo cangiare, "cambiare", nel significato di qualcosa che cambia colore a seconda dell'angolo da cui è osservato.

Tessuto che, visto sotto diverse angolature, assume diverso aspetto e coloritura diventando quasi iridescente; questo effetto viene ottenuto con la diversità di colore o torsione dei fili di ordito da quelli di trama o con una particolare armatura sul tessuto.

francese: changer, changeant
inglese: changing
tedesco: schillernd
spagnolo: irisado, cambiante
portoghese: mudando

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Canneté - termine francese, che significa "pieghine a forma di cannuccia".

1a. Tessuto, utilizzato in tinta unita, con sottili coste in rilievo che corrono lungo la direzione dell'ordito, ottenuto con filati pettinati; di peso generalmente da 350 a 400 gr/ml, con proprietà di essere molto resistente e di non sgualcire. Le coste risultano più leggere del cannellato, ma più marcate del popeline e gabardine. E' particolarmente adatto per pantaloni da equitazione.

Analogo al bedford cord.

1b. Viene fabbricato ed utilizzato anche in nastro (massimo prodotto in cm. 18) per finiture in confezione.

2. E' chiamato così anche un tipo di velluto a coste sottili in rilievo, quasi sempre in seta, prodotto aumentando in proporzioni diverse i fili d'ordito o i fili di trama, ottenendo così il reps in catena o il reps in trama (armatura derivata dalla tela). Così dice anche il "Dizionario della Moda" di Anna Canonica Sawina - Ed. Sugarco (1994)

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Cannellato - da cannello.

Termine generico per indicare i tessuti a coste piuttosto distanziate in modo da formare delle scanalature vistose sia dritte che diagonali, fabbricato con vari tipi di fibre. E' usato soprattutto per tappezzerie, abiti ed abbigliamento da equitazione, cravatte.

In francese: Cannelé.

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Cannet & Eacute

Tessuto con coste sottili nel senso dell'ordito. Viene usato come nastro per eleganti finiture in sartoria.

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Cannetè - termine francese, che significa "pieghine a forma di cannuccia".

Tessuto, utilizzato in tinta unita, con sottili coste in rilievo che corrono lungo la direzione dell'ordito, ottenuto con filati pettinati; di peso generalmente da 350 a 400 gr/ml., con proprietà di essere molto resistente e di non sgualcire. Le coste risultano più leggere del cannellato, ma più marcate del popeline e gabardine. E' particolarmente adatto per pantaloni da equitazione. Viene fabbricato ed utilizzato anche in nastro per finiture in confezione. Analogo al bedford cord.

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Cannone

Doppia piega simmetrica ornamentale.

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Maglietta unisex senza maniche e molto scollata, simile alla canottiera, ma di solito colorata anche se prevale il bianco e nero, a coste, da indossare come capo esterno, non cioè sotto la camicia o la camicetta. Può portare l'etichetta esterna in evidenza.

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Canottiera - riduzione di "maglietta alla canottiera", usata, cioè, da chi pratica canottaggio.

1. Maglia leggera di cotone, lana, o altre fibre, scollata e senza maniche, simile a quella portata dai canottieri, da cui prende il nome. Si usa sotto le camicie come maglieria intima, oppure in estate indossata da sola. Un capo similare è la canotta.

STORIA - Si attribuisce l'invenzione a Henrik Brun, generale norvegese, che la ricavò da una rete da pesca. Negli USA prosperò la versione sexy di cotone bianco. In canottiera si mostrava Benito Mussolini, tra le spighe di grano.

2. Cappello di paglia, con cupola rotonda, bassa e piatta e tesa rigida "à la canotier", oggi più comunemente indicato con il nome di paglietta.

STORIA - Apparso come cappello infantile nel 1865, fu poi adottato dalla moda femminile e infine da quella maschile verso il 1880.

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Canottiglie

Piccoli elementi decorativi, solitamente in metallo o plastica, che vengono cuciti sul tessuto per formare ricami, tipo perline, pailletes, ecc. In genere sono di forma piatta ed allungata.

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Canton (flanella di)

Saglia flagellata mostrante sul diritto un ordito fine di cotone o misto cotone-poliestere allacciato con una trama grossa a torsione soffice: essa viene garzata solo sul rovescio. E' destinata alla confezione di guanti da lavoro, abbigliamento per bambini, foderami.

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Cantra - dal francese cantre.

Ind. tess. - Parte dell'orditoio a forma di incastellatura metallica munita di numerosi perni sui quali vengono posti le rocche di filato. I fili provenienti dalla cantra passano attraverso un pettine; vengono poi avvolti sul subbio. Il numero dei fili predisposto sulla cantra determina l'altezza del tessuto. Le cantre sono munite di apparecchi che, per azione meccanica o elettrica, fermano la macchina ogni volta che si rompe un filo.

E' chiamata anche rastrelliera.

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Capospalla - da capo + spalla.

Capo d'abbigliamento maschile e femminile, che veste le spalle, quale la giacca, soprabito, cappotto, ecc.

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Cappello da prete

Disegno a forma di minuscolo tricorno (simile ai copricapi dei preti usati nel '700 e '800) fatto su base batavia (armatura); il filato è cardato e il disegno è ottenuto con il contrasto di ordito e trama. E' usato per abiti e giacche sportive, specialmente di lambswool e cachemire.

In inglese: Barleycorn (significa "grana d'orzo").

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Cardato - da cardo, strumento costituito da due assi fornite di denti metallici ricurvi.

Filato o tessuto che è stato sottoposto a tutto un particolare ciclo di lavorazione adatto per fibre discontinue di lunghezza irregolare (ciclo cardato). Il prodotto che si ottiene chiamato appunto "cardato", a differenze di quello pettinato, presenta un aspetto pelurioso, voluminoso, caldo e viene impiegato per la confezione di capi di abbigliamento come cappotti, giacconi, giacche.

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Cardatura - da cardare.

Operazione fondamentale del ciclo di filatura cardata attraverso la quale, dopo il lavaggio, si aprono e si sgrovigliano i fiocchi della fibra eliminando le impurità vegetali. La fibra passa attraverso la carda che è una macchina formata da un insieme di cilindri rotanti provvisti di aghi dove viene separata e liberata dalle impurità presenti e le sue fibre orientate tutte nello stesso senso. Vengono lavorati seguendo questo sistema i cotoni, lino o canapa (non più di 30 mm) e la lana, le lane di concia, le lane rigenerate (non più di 90 mm. per la lana) e tutti i cascami delle diverse operazioni tessili. Per quanto riguarda la lana, oltre agli articoli di basso pregio, i prodotti cardati più importanti sono coperte, tappeti, tessuti di abbigliamento a fibra corta, maglieria molto pregiata in lambswool e cachemire. I cardati di cotone sono generalmente prodotti di bassa qualità.

Una volta l'operazione si eseguiva con le infiorescenze seccate del cardo, da cui il nome.

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Cardigan - prese il nome da James Thomas Brundenell, conte di Cardigan (1797-1868).

Giacca di maglia, aperta sul davanti.
Celebri sono quelli di Gabrielle Chanel, che introdusse nel 1920. 

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Cardoville - la graziosa eroina del Juif errant di Eugenio Sue, ha dato il proprio nome a questo colore.

E' un colore giallo bruno, un orange cangiante che dà i riflessi della porpora e del color del legno di noce, una tinta calda ed elegante che fa risaltare leggiadramente la freschezza delle stoffe di seta.

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Carmagnole 

Giacca con larghi risvolti e bottoni d'oro indossata dai Sans-cullottes, i rivoluzionari francesi. In origine veniva indossata dagli operai di Carmagnola (comune della provincia di Torino), emigrati in Francia.  

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Carico di rottura

Resistenza di in filo o tessuto alla trazione. Peso (in kg) di una forza occorrente per rompere filati o strisce in tessuto di determinate misure. Questa prova stabilisce, tra l'altro, l'applicabilità o meno di un tessuto a seconda delle diverse tipologie.

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Modello di qualsiasi articolo d'abbigliamento disegnato su carta. Le diverse parti vengono appoggiate sul tessuto, pelle, ecc. che poi verrà ritagliato seguendone le diverse forme. Si usa ancora in sartoria, in piccoli laboratori artigiani, in prototopia. E' talvolta inserito in giornali di moda femminile.

Oggi la costruzione del modello, nel processo produttivo di una azienda di abbigliamento, è sempre più affidata all'elettronica, che ha messo a disposizione dei modellisti strumenti che si integrano perfettamente con le operazioni manuali o, addirittura, le sostituiscono perfettamente, allo scopo di portare a massima efficienza le operazioni di campionatura e successivo sviluppo dei prototipi. Quindi meno o niente più uso di carta, ma soprattutto tempi di lavoro ridotti. La razionalizzazione coinvolge, naturalmente, anche la parte del taglio, dove il tagliatore trova il suo piazzato sul file elettronico.

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Cartella colori

Serie di campioni di tessuto o di filato declinata nei vari toni di colore in cui una collezione di tessuti, filati, d'abbigliamento o di maglieria verrà prodotta. A ciascun colore corrisponde una cifra o una parola convenzionale.




CURIOSITA' - Le prime cartelle ufficiali di colori, in Italia, furono quelle edite dall'Ente Nazionale della Moda, nel 1934 e nel 1935.

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Casacca

1. Tipo di giacca leggera, ma meno strutturata, sia maschile che femminile, dritta, lunga fino ai fianchi, abbastanza ampia, aperta sul davanti, con o senza maniche, generalmente a tre quarti, da portare sciolta o con cintura in vita sopra la gonna o pantaloni, come capo da giorno o elegante da sera, secondo il materiale con cui è confezionata e i dettagli.

2. Ampia giacca di panno grossolano. Sinonimo di giubba.

3. Camicia maschile russa, con colletto a listino, maniche lunghe, piccoli spacchi laterali, con apertura abbottonata sul petto (di solito sinistro), lunga abbastanza.

4a. Nell'ippica, la giubba dei fantini (indossata nelle corse al galoppo o al trotto) recante i colori delle varie scuderie di appartenenza. 4b. Negli altri sport, la maglia o la blusa indossata dagli atleti, con i colori sociali della società per la quale gareggiano.

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Casacca da pittore


Camicia a trapezio con grande fiocco al collo da cui parte un'arricciatura che la rende ampia. Era indossata un tempo dai pittori durante la realizzazione delle loro opere.

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Casacchina - diminutivo di casacca. 


Leggera casacca femminile dalle dimensioni un po' ridotte.

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Casa di confezioni  


In luogo di sartoria, nei primi decenni del '900 si usava chiamarle così. In quel periodo nacquero le case: "Casa del (al) foderame", "Casa del tessuto", "Casa del tovagliato", ma, anche, "Casa della gomma", "Casa dei giochi", "Casa del libro", "Casa del vino", e molte altre insegne sparse per l'Italia. In epoca autarchica (fascismo) era anche per non usare il termine francese di Maison.    

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1. Tessuto cardato di lana, originario dell'omonima zona toscana; rustico ma soffice, con pelo di media altezza sottoposto a pressione o strofinio (ratinatura) per cui il pelo si addensa in piccoli grumi. I colori caratteristici di questo tessuto sono l'arancione e il verde, ma originariamente il vero "casentino" era di colore rosso. Oggi a questi colori "classici" se ne sono aggiunti tantissimi altri (blu e beige in tutta la gamma fino al bianco ghiaccio).

Questo tessuto è detto anche ratinato.

2. Sorta di pastrano (anche detto casentina o casentinese), guarnito di pelo di lepre o di volpe, che un tempo si confezionava nel Casentino. Il nome è passato recentemente ad indicare un paltò di panno pesante di colore rosso e talvolta verde o di altro colore, con o senza bavero di pelliccia, di taglio sportivo.        

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Cashemere (disegno) - voce inglese.

Disegno ornamentale a "palmetta" stampato (il più economico, in quanto il più semplice da produrre, e quantitativamente il più popolare) o tessuto in diagonale (twill), anche particolarmente minuto, complesso ed elaborato, composto dalla forma stilizzata di una lacrima (germoglio della palma e felce). E' detto anche Paisley. Adatto a cravatte, sciarpe, scialli e fazzoletti da collo o da taschino. In origine, in India, il disegno cashmere fu usato per gli scialli, per essere utilizzato dagli uomini come caldo mantello.

STORIA - Di provenienza di luogo remoto nel tempo e nello spazio. Nell'iconografia della antica civiltà babilonese la forma stilizzata della lacrima ricorreva come raffigurazione simbolica del germoglio della palma da dattero, il cui "filetto" o contorno, ricalcava quasi esattamente la linea attorta a ricciolo di un altro germoglio, quello della felce; tramite tale rassomiglianza (palma/felce) il motivo della lacrima si collega al motivo "Paisley". La palma aveva un ruolo centrale nella vita quotidiana dei Babilonesi: era dispensatrice di cibo, di bevande, di materiali per l'abbigliamento e la costruzione; per questo fu denominata "Albero della Vita" mentre il suo germoglio acquisiva la funzione di simbolo di fertilità. Le arti decorative del continente indoeuropeo, ossia dell'intero mondo allora conosciuto, si appropriarono assai presto di questo motivo simbolico, che ebbe rapida diffusione, ma che al pari di altre forme di arte primitiva, fu soppiantato in Occidente, dai motivi naturalistici del decorativismo della Grecia, prima, e poi di Roma. Solo in India le antiche arti decorative sopravvissero di secolo in secolo. Il simbolo del germoglio di palma appare per la prima volta a decorare uno scialle nella provincia indiana del Kashmir verso la fine del Seicento. Nel corso del Settecento i motivi che le decoravano subirono un'ulteriore stilizzazione e, alla metà di quel secolo, i manufatti indiani fecero la loro comparsa in Inghilterra, portati dai dipendenti della Compagnia delle Indie Orientali. Poiché la domanda eccedeva l'offerta e il costo degli scialli risultava proibitivo per la maggioranza degli acquirenti inglesi, i manifatturieri tessili inglesi decisero nel 1840 di tentare in Inghilterra (soprattutto nella città di Paisley) l'imitazione del prodotto indiano, modificandone il tipico disegno orientale che assunse, con il tempo, un'impronta sottilmente europea.

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Cashmere (Cachemire)

Fibra prodotta dal sottovello della capra Kel che vive sui monti dell'Himalaya, nel Tibet, nell'India del nord (Kashmir) ed allevata anche negli altipiani dell'Asia Centrale, nel Turkestan, Cina, in Mongolia (più pregiato) ed in Iran (meno pregiata delle altre). La parte utile, seconda per finezza e per pregio solo alla vicugna, viene dal manto di lanugine corta e soffice con cui l'animale si ripara dal gelo dell'inverno, e che viene raccolta col pettine a primavera: non più di 120 gr. all'anno. Il filato è tanto più ricco quanto più rigide sono le stagioni. Il colore va dal bianco al giallo-bruno-chiaro. E' utilizzata pura o in mischia con altre fibre, come la lana per tessuti o filati. E' denominata in italiano: kashmir.

CARATTERISTICHE: straordinaria leggerezza, morbidezza e finezza al tatto.

IMPIEGHI: per tutti i capi d'abbigliamento e vari accessori come sciarpe, guanti ed altro.

CODICE TESSILE: WS (EURATEX)

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Casting

Leggera sopratinta marrone, nera o grigia chiara spesso usata sul tessuto denim. Il trattamento crea un generale effetto d'invecchiamento. Anche se chiamata tintura al caffè o tintura al tè, secondo la nuance, questo "effetto sporco" è ottenuto con i coloranti sintetici.

tessuto, ditta pratese, 2012
capo trattato con tintura a freddo. 

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Casual - voce inglese che, letteralmente, significa "casuale".

Abbigliamento informale per i tempo libero e pratico, comodo e sportivo.

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Catena

Altro sinonimo di ordito. Nella tessitura si chiama così l'insieme dei fili di un tessuto considerati nel senso della lunghezza.

inglese: warp

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Catsuit


Capo di abbigliamento, simile alla tuta, molto aderente che copre l'intera figura e spesso anche le braccia. Sono di solito fatti in tessuti stretch con lycra o spandex oppure in pelle, latex o PVC. Frequentemente si chiudono con una zip che può correre audacemente anche sul centro davanti.

Negli anni '70 i catsuit si diffusero tra i praticanti dell'aerobica e tra i frequentatori delle discoteche. In questo stesso periodo anche alcuni atleti, come ciclisti, pattinatori di velocità e ginnasti, cominciarono a indossare degli indumenti simili ai catsuit con caratteristiche adattate alle loro esigenze sportive. I catsuit sono popolari anche negli ambienti fetish, specialmente fra gli appassionati di bondage. In questi casi si tratta solitamente di materiali ultraderenti e lucenti più comunemente in latex.


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Centro cimosa

Grado di uniformità del colore e dell'aspetto del tessuto che si rileva confrontando il centro della pezza con i lati.

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Cerato - participio passato di cerare.

Filato o tessuto apprettato con sostanze cerose in modo di avere un aspetto un po' rigido, lucido (nei tessuti sul dritto) più del raso, ed impermeabile.

francese: ciré
inglese: waxed

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Sistema di chiusura fatta da due nastri di tessuto su cui sono agganciati (aggraffati) speciali dentini di diverse dimensioni e materiali (metallici o di materia plastica), sfalsati in modo da potersi inserire a coda di rondine incastrandosi con un cursore (parte scorrevole) con la relativa linguetta (tiretto) detta pendente permettendo l'apertura e la chiusura del tessuto o altro materiale. La corsa è limitata agli estremi da un fermo inferiore e due fermi superiori che impediscono la fuoriuscita del cursore. Esistono, inoltre, cerniere reversibili nelle quali il tiretto è utilizzabile sia sul dritto che sul rovescio e cerniere con il doppio cursore che si aprono dal basso e dall'alto. Prodotte in moltissimi colori.

I MATERIALI

I materiali di una lampo possono essere di metallo, di plastica o di nylon; il materiale plastico non arrugginisce, costa meno ma non sopporta alte temperature. Invece i materiali dei tessuti di rinforzo possono essere poliestere, poliestere ricoperto con film e cotone (questo materiale utilizzato anche per la tintura dei capi in cotone).

TIPOLOGIE

Le lampo possono essere di tre tipi:
  • Lampo spirale: è formata da due spirali di nylon applicate a due fettucce tessili, le cui spire presentano una piccola deformazione (di forma complementare, in modo da restare agganciate, una volta compenetrate).
  • Lampo metallo: i denti piatti in lega di ottone o alluminio, alpaca o rame, ecc. sono ottenuti per tranciatura e quindi ammorsati sui nastri tessili di supporto. Hanno una scorrevolezza inferiore.
  • Lampo plastica: i denti piatti sono pressofusi sui nastri di supporto.
Le varie tipologie sopra descritte vengono prodotte sia su nastri di supporto in poliestere, sia in cotone o altri materiali.

Le lampo, prodotte in catena continua, vengono poi tranciate nelle lunghezze richieste e rifinite in due versioni:
  • Lampo fisse: non permettono la separazione dei lembi, con un cursore, tipiche per abbigliamento e con due cursori contrapposti, generalmente applicate su borse e valigie.
  • Lampo divisibili. permettono la separazione dei lembi, con uno o due cursori (comby), particolarmente impiegate nella maglieria moderna e nell'abbigliamento sportivo.

TIPOLOGIE DI CHIUSURA LAMPO


Le tipologie di chiusure lampo sono tre:
  • a chiusura fissa, con cerniera lampo costituita da due terminali zip aperti in alto e un terminale zip in basso;
  • a chiusura tipo divisibile con solo cursore, con cerniera lampo composta da due terminali zip in alto aperti e terminale apribile nella parte bassa;
  • a chiusura lampo divisibile a doppio cursore combinata, con cerniera lampo composta da due terminali zip in alto e due aghi nella parte bassa con due cursori divergenti

CARATTERISTICHE COMMERCIALI DI UNA CERNIERA

La lunghezza è espressa in cm., ed è prodotta in qualsiasi misura, sia standard che non.
  • La larghezza si esprime in mm. e si intende la larghezza dei denti. Per tessuti leggeri si usano larghezze di 3 mm., per tessuti più pesanti da 4 mm. In gergo corrente si parla di grossezza della grana: grana da 3 o da 4 mm.
  • La composizione e il tipo di tessuto del nastro ha solo caratteristiche di funzionalità ma talvolta può essere utilizzato per effetti estetici. 
  • il peso e lo spessore della cerniera devono essere scelti in funzione della pesantezza del tessuto su cui sarà applicata. 
E' chiamata anche Zip o Lampo.

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Challis - probabilmente derivato dall'anglo-indiano scalee, "morbido".

Tessuto in tela leggera, originariamente allestito con fili d'ordito in seta e trama in lana pettinata; talvolta presenta un motivo intessuto, ma più spesso viene stampato con motivi floreali, tipici dei tessuti serici. Essendo allestito con fili fini è soffice e flessibile. Esistono anche varianti economiche preparate con lana mischiata con cotone, fiocco rayon o poliestere. Utilizzata soprattutto per abbigliamento femminile.

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Chanel - dal nome della creatrice di moda Gabrielle Chanel, in arte Coco.

Stoffe da intrecci marcati multicolori.

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Chantilly - dalla città di Chantilly (Francia).

1. Particolare pizzo a tombolo sottilissimo usato per abiti eleganti.

2. Tipo di stivali a trombe rigide, in pelle lucida.

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Charmant - termine francese, da charme, "incanto, fascino".

Indica una persona affascinante, seducente, brillante.

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Charmeuse [sciarmes] - termine francese, da charme, "fascino".

1. Tessuto ad armatura tipo raso, caratterizzato da un diritto lucente e da un rovescio opaco, morbidissimo, allestito con filati di cotone, seta o raion. Viene usato per abiti femminili, vestaglie e pigiami.

2. E' detto anche di tessuti e fodere a maglia.

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Charvet

Tessuto in seta con armatura a coste diagonali, rigato; è morbido e drappeggia bene. Viene usato per cravatte.

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Chenille - termine francese, che significa "bruco".

Filato ritorto che può essere di cotone, seta, lana o rayon con cui si fa il tessuto omonimo.

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Cheviot (tessuto) [scèviot] - voce inglese.

1. Razza ovina della Scozia meridionale e degli Altipiani, con vello chiuso che non ricopre però gli arti, che fornisce una lana lunga e ruvida.

2. Tessuto originariamente solo cardato, oggi anche pettinato o semipettinato, abbastanza pesante (invernale) compatto e caldo, ma non soffice, caratterizzato dal disegno spigato alternato a filetti colorati e righine; fabbricato originariamente con lana ottenuta dal vello della pecora allevata nella omonima regione, oggi anche con filati pettinati con lana incrociata (crossbred), tinto in pezza. E' il tipico tessuto degli abiti sportivi "inglesi".

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Chevron 

Motivo ornamentale che si ottiene unendo due tessuti a righe in modo che formino delle "V" ripetute (a lisca di pesce). 

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Chiarella - da chiaro.   

Difetto di trama, che causa un vuoto nel tessuto (mancanza di filo), dovuto in tessitura ad una fermata di telaio, procurato dall'allungamento di un dente del pettine.

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Chibori

Veli lievissimi decorati di un'infinità di macchie colorate disposte a disegno geometrico, ottenute immergendo punto per punto la stoffa nei diversi bagni, dopo averla pizzicata  in corrispondenza di ogni macchia da produrre e dopo aver legato stretta la base di ogni pizzicotto.

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Chic - dal tedesco "schick" abbreviazione di "Geschick", cioè "tenuta". La lingua francese l'ha adottato durante l'impero napoleonico, con la grafia "chique"; quella italiana sta ancora tentennando fra "chic" e "scic". 

Indica una cosa o una persona raffinata ed elegante, che ha la capacità di fare qualcosa con eleganza, disinvoltura.

Da qui il termine italianizzato "sciccheria" (da "scic").

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Chiffon [sciffòn] - termine francese; propriamente "cencio, straccio".

Tessuto leggero (40-50 gr. al mtl.) a struttura tela, trasparente, a base di filati fortemente torti. Può essere in seta, fibre sintetiche o talvolta anche in cotone. Colorato normalmente in tinte delicate che ne esaltano la semitrasparenza. E' usato soprattutto per indumenti femminili, abiti da cerimonia e sera, camicie, sciarpe.

In italiano: velo, mussola.

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Chincaglieria - dal francese quincallerie.

Oggetti utilizzati a scopo domestico o ornamentale.

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Chiné [scinè] - termine francese, che letteralmente vuol dire alla cinese.

1. Genericamente significa screziato, sfumato, striato (per stampa o tintura).

2. Tessuto, soprattutto di seta, screziato, striato, frisato a disegni sfumati ed a contorni imprecisi, ottenuto mediante la stampa del motivo sui fili di ordito, prima della tessitura anziché sul tessuto finito.

3. Filato stampato in matasse a due o più colori, per ottenere in catena un effetto screziato del tessuto. E' definito Chiné à la branche una tintura a riserva realizzata sui fili di ordito, legati a gruppi, secondo un determinato progetto decorativo, quando sono già tesi tra i subbi, prima della tessitura. 

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Chintz [cinz] - termine inglese; derivata dalla parola indiana chitta che significa "variegato", a "macchie".

Tela fine il cui diritto risulta lucido e brillante per ceratura e pressatura sotto cilindri pesanti (o calandre), generalmente in cotone o seta ma oggi anche fabbricata con fibre sintetiche, per lo più stampata a più colori. E' usata nell'abbigliamento femminile, oltre che nell'arredamento.

In italiano: Cinz o Cintz. E' chiamata anche Calanca.

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Chiodo

Giubbino in pelle con chiusura lampo laterale, collo rever, cintura in vita e borchie sulle maniche in alto.

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Chitai

Tessuto leggero liscio di cotone su armatura tela.

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Chiusura nascosta

Lista occhielli o chiusura lampo (cerniera lampo) invisibile.

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Chiusure 

Le varie possibilità per chiudere i capi: bottonecerniera lampo, gancioocchiello, velcroalamaro, ecc. 

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Cianfrusaglia

Oggetto di poco pregio.

Sinonimo: chincaglieria.

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Ciclo della moda

Il calendario secondo cui un'azienda di moda pianifica, progetta, crea e commercializza i suoi prodotti. 

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Cifra

Scrittura abbreviata, per lo più con le sole iniziali accostate o intrecciate dal nome e cognome; le si usa talvolta sul petto delle camicie maschili, sia ricamate in colore tono su tono che in contrasto.

Altri sinonimi in italiano: inizialimonogramma (anche se non è da preferirsi).

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Cilèstro

Azzurro alquanto carico. Lo stesso che colore celeste.

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Cimatura - da cimare.

Operazione di finissaggio che comporta il taglio (rasato) e omogeneizzazione del pelo residuo sulla superficie dei tessuti di lana e cotone; viene eseguita mediante una macchina detta cimatrice. Si effettua normalmente in asciutto tagliando le fibre ad uguale altezza, nei tessuti garzati e nei velluti, tipo velour, oppure si radano completamente nei tessuti pettinati; eliminando filamenti, fiocchetti e nodi precedentemente sollevati da una leggera garzatura, ottenendo così una superficie liscia e uniforme.

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Estremità laterali dei tessuti, che ha la funzione di impedire al tessuto di sfilacciarsi, costituiti da fili estremi ed esterni dell'ordito, in genere più fitti e resistenti, in quanto devono sopportare lo sforzo laterale del pettine e la violenza della trama che si inserisce di volta in volta, portata dalla navetta. Anche nei telai senza navetta, ormai la netta maggioranza, le cimose sono ordite su rocchetti a parte con materiale resistentissimo.

Meno comune: cimossa. Anche vivagno, lisiera.

Vi sono vari tipi di cimose:
  • Cimose semplici - Sono formate con armatura tipo tela, utilizzando gli stessi fili del resto dell'ordito, cioè con un filato della medesima dimensione, ma con un rapporto fili/cm. maggiore.
  • Cimose a nastro - Sono talvolta realizzate con armatura di tela ma più spesso con panama, perché forma un bordo più piatto.
  • Cimose centrali - Sono necessarie quando si tessono contemporaneamente due teli gemelli uno di fianco all'altro. Il tessuto viene poi tagliato tra le due cimose centrali, per separare i due teli e i bordi tagliati sono rifiniti con un punto a catenella o con un orlo.
  • Cimose fuse - Queste cimose sono fatte su tessuti di fibre termoplastiche, come il nylon, riscaldando i bordi del tessuto, in modo che le fibre fondano e si saldano insieme sigillando i bordi. Questa tecnica è a volte usata per tagliare tessuti molto ampi in teli di ampiezza ridotta.
  • Cimosa a giro inglese - E' usata su alcuni telai senza navetta. La fabbricazione utilizza una armatura di garza piuttosto stretta che blocca le estremità tagliate della trama lungo il bordo del tessuto.
  • Cimosa a capo rientrante - E' una tecnica usata su alcuni telai senza navetta.
Si definisce Cimosa parlata quando viene eseguita una stampigliatura o tessitura portante la marca del fabbricante, scritte, sigle  o altri segni convenzionali (esempio: Pura Lana Vergine) in colore contrastante. Vengono oggi eseguite solo su tessuti finissimi, di pregio, destinati alla vendita al banco, da grossisti o negozianti per sartoria. Per i tessuti destinati alla confezione sono perfettamente inutili, in quanto rappresenterebbero soltanto un aumento di prezzo al metro, dovuto alla particolare esecuzione; per quelle tessute essa avviene per mezzo di piccole jacquard, applicate sopra al telaio a ratiera, che lavorano parzialmente solo per i fili di cimosa durante l'esecuzione del fondo da parte del telaio stesso a ratiera.

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Cincillà

Pelliccia che si ricava da un piccolo scoiattolo lungo, corpo e coda, appena 50 cm. Ha pelo morbidissimo e finissimo (più morbido e leggero della seta) di un bel grigio perlaceo sfumato alla punta in grigio chiaro o grigio ardesia. Le pelli più pregiate provengono dal Cile, dal Perù, dall'Argentina e dalla Bolivia. In America è da tempo iniziato il suo allevamento, in quanto l'animaletto è facile alla dimestichezza. L'indice di durata è 20.

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Cincillone

Scoiattolo che è grosso il doppio del cincillà, ma meno pregiato. Vive in Perù.

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Ciniglia - dal francese chenille, letteralmente, "bruco".

Filato composto da un filo ritorto che trattiene fra i suoi capi elementi di pelo ritto e voluminoso. Viene utilizzato in maglieria e ne viene realizzato un tessuto omonimo il cui aspetto è simile al velluto, ma molto più morbido e aperto, dal diritto e rovescio pelosi, con pelo compatto, consistente, alto, ottenuto con filato di trama molto peloso: alcune varianti sono ottenute con un tessuto di fondo agoimpunturato  a ciuffi, altre con tessuti a maglia agoimpunturati a ciuffi, che poi vengono cimati, allo scopo di imitare l'effetto ciniglia.

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Cinturino

Parte superiore della gonna o dei pantaloni che cinge la vita, costruita con lo stesso tessuto del capo. Il cinturino può essere anche costituito da un nastro in gros-grain o da un elastico.

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Cinzato

Tessuto  in tela di cotone unito ed operato lucido da una parte.

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Circolare (macchina)

Qualunque tipo di macchina per maglieria con una o due serie di aghi disposti su un cilindro o su un disco. I tipi di tessuti prodotti comprendono tutta la gamma della maglia in trama.

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Ciré [pronuncia: sirè] - termine francese che significa lustrato, lucidato, incerato.

Tessuti spalmati o impregnati di resine sintetiche, solo su una faccia, che presentano una superficie lucida, liscia, quasi plastificata. Vengono impiegati soprattutto per impermeabili.

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Cisalfa

Fibra artificiale mista con raio e caseina per renderla più simile alla lana.

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Cloqué [pronuncia: kloké] - termine francese.

Tessuto con piccoli motivi ornamentali a rilievo, simmetrici, che gli danno un aspetto corrugato a gobbe. Si ottengono soprattutto usando filati crepe, ossia sopratorti, che tendono già per natura a raggrinzare il fondo.

In italiano goffrato.

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Cloraggio

Operazione di tintoria, consistente nel sottoporre una fibra tessile, un filato o un tessuto all'azione del cloro gassoso o di una sua soluzione acquosa o di quella di un ipoclorito, di solito di sodio (varechina, acqua di Javel, ecc.).

Ind. tess. E' praticato industrialmente sia per il candeggio sia per la stampa delle stoffe in quanto la fibra così preparata assorbe in modo più uniforme la tinta. La lana sottoposta all'azione del cloro perde di peso, di elasticità e di consistenza, ma acquista nel contempo una maggiore capacità di imbibizione, diviene sensibilmente irrestringibile e assume un aspetto serico. Il cloraggio della lana ha l'inconveniente di ingiallire il tessuto o il filato; a questo si può ovviare mediante correttivi appropriati. Il cloraggio è in uso anche per il candeggio della biancheria, ma il cloro di per sé non è decolorante e agisce sulle fibre solo in quanto libera l'ossigeno contenuto nell'acqua alla quale viene aggiunto.

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Cloro

Elemento chimico di simbolo Cl, numero atomico 17, peso atomico 35,45, appartenente al gruppo degli alogeni. Venne preparato per la prima volta da Scheele nel 1774. Il minerale più diffuso è il salgemma, altri sono la silvite e la carnallite. Inoltre molti cloruri sono disciolti nelle acque del mare. Il cloro è un gas di colore giallo verdastro, ha densità 2,49 rispetto all'aria, è liquefabile a 15 °C alla pressione di 5,8 atmosfere, molto solubile in acqua (acqua di cloro). Chimicamente è molto attivo: si combina direttamente con tutti gli elementi, tranne l'azoto, l'ossigeno, il carbonio e i gas rari. La reazione con l'idrogeno è esplosiva per azione della luce. Il cloro è un energico ossidante usato per sbiancare fibre tessili vegetali, per fabbricare ipocloriti e moltissimi composti organici e inorganici contenenti cloro.

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Coat - voce inglese, che significa “giacca” o “cappotto”.

In italiano sinonimo di capospalla.

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Cobàlto – sec. XIX; dal tedesco Kobalt, da Kobold, folletto, l’essere leggendario che avrebbe fatto trovare del cobalto ai minatori invece dell’argento ricercato.

Dal colore dell'ossido di metallo detto cobalto, di un azzurro particolarmente intenso e puro. Potremmo equiparare il cobalto all'oltremare, spesso con valore di aggettivo (blu oltremare).

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Còcca


Appiglio per il filo ottenuto mediante un ingrossamento alle estremità del fuso.

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Coccarda – dal francese cocarde, che è dal francese antico coquard “sciocco, vanitoso”, derivato da coq “gallo” per la somiglianza dell’oggetto con la cresta del gallo.

1. Nastro pieghettato e disposto a nodo, o a cerchio, a forma di rosa, di uno o più colori, portato (all’occhiello o sul cappello) come emblema di appartenenza a uno Stato, a un partito, a una squadra sportiva, o di partecipazione ad una manifestazione, a un congresso. In italiano si potrebbe dire rosetta.

2. Cappello di moda in Germania nel sec. XVI, la cui tesa era tagliata in 5 o 6 pezzi in modo da formare una coccarda.

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Còcco (colore) - dal latino coccum, risalente al greco kó kkos, "cocchiniglia".

Color rosso, ricavato dalla cocciniglia, usato un tempo per tingere stoffe. Per estensione, il tessuto così tinto.

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Cocco (fibra)


Fibra vegetale estratta dai filamenti che avvolgono la noce, cioè il frutto commestibile della palma tropicale “Cocos nucifera”. I filamenti sono fatti macerare in acqua, cardati e pettinati; sono formati dalla riunione di molte fibre corte (max. 1 mm.) e fini. Si presentano come filamenti bruni, molto irregolari, con nodi e impurezze silicee. Bruciati, danno un odore caratteristico di sostanze resinose e lasciano un residuo siliceo insolubile negli acidi.


IMPIEGHI: Si producono tappeti, stuoie e anche tessuti piuttosto grezzi. Data la notevole produzione nei paesi tropicali, queste fibre sono esportate a basso costo e si trovano anche sui mercati europei.

CODICE TESSILE: CC (EURATEX)

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Cocòlla (Cocólla) dal latino tardo cuculla, per il classico cucullus, cappuccio.

Sopravveste con cappuccio e ampie maniche che alcuni ordini religiosi portano sopra la tonaca.

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Collant 

1. Calze femminili a mutandina, che vanno dal piede al punto vita, in fibre elasticizzate quali il nylon, microfibra o lycra; prodotti in quasi tutti i colori e disegni, anche in versioni decorate, a motivi appariscenti, anche in versioni multicolore, a strisce, pois e motivi dipinti a mano o modelli in pizzo. Oggi parzialmente in disuso, in quanto la gonna tende ad abbassare sempre più il giro di vita, e per la concorrenza delle autoreggenti; è scomodo, per evidenti motivi quando si portano i pantaloni. La pesantezza del collant è indicata dal numero di denari, che può andare da 8 (molto velato) a 100 (molto coprente).

Derivano dalle antiche brache maschili o
calzamaglia, di moda dalla fine degli anni '60. Prima di loro c'era il reggicalze, e prima ancora la giarrettiera

2. Detto di abito, pantaloni, manica o altro molto attillati.

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Corozo

Materia bianca leggera e durissima (dovuta alla presenza di emicellulose nelle membrane cellulari), caratterizzata da particolari venature, che ha l'aspetto dell'avorio e che si ricava dall'albume dei semi di alcune piante tropicali, specialmente della Phytelephas e Macrocarpa dell'America tropicale. Dopo un'essicazione naturale le noci vengono lavorate (se per l'impiego nei bottonifici si fanno delle rondelle).  E' facilmente lavorabile, anche se parecchio "tecnico" da tingere (per immersione in apposite vasche), assorbe bene qualsiasi tonalità di colore, e - in esito a procedimento di trattamento superficiale cosiddetto "a buratto" - assume un certo grado di lucidità predeterminato. La polpa del frutto appare di un colore crema od avorio, uniforme, ma una volta lavorato e tinto la sua pregevole venatura caratteristica diventa evidente, conferendo all'articolo in corozo bellissime e raffinate sfumature di colore.  

E' noto con il nome di avorio vegetaleÈ, meno comune, chiamato tagua, se proviene dalla palma Hyphaene.

IMPIEGHI: per la fabbricazione di bottoni ed utilizzati dall'industria della confezione di livello superiore (nello stesso segmento appartengono i bottoni in madreperla, quelli in corno, in galalite ed i bottoni gioiello), e di vari oggetti di ornamento.

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Corpetto – da corpo. 


1. Capo di abbigliamento maschile che si indossa al di sotto della giacca e al di sopra della camicia. E’ chiamato anche panciotto; ha funzioni anche protettive (corpetto antipallottole).


2. Parte superiore di un abito femminile, aderente al busto. E’ chiamato anche bustino o corpino.


3. Maglia di lana azzurra o di cotone bianco indossata dai marinai sotto la camicia.



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Corsage – voce francese; dal francese antico cors, a sua volta dal latino corsus.



1. Sinonimo di corpetto, corpino.

2. Piccolo bouquet di fiori da portare al punto vita di abiti da sera. Accessorio in voga a cavallo tra il sec. XIX e il sec. XX.

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Corsaletto - dal francese corsalet.

1. Alta cintura a bustino rigida e fasciante, in pelle, velluto o altro materiale che le donne portano sopra il corpetto e che continua a fare parte di alcuni costumi regionali.

2. Corazza leggera portata dai fanti (specialmente dai picchieri), dal Medioevo al sec. XVII, a difesa del petto e del ventre, composta del solo petto e schiena di ferro.   





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Cotone


E' la fibra tessile vegetale più importante ed utilizzata, ricavata dalla peluria che riveste i semi della pianta del genere Gossypium (che consiste in 39 specie) della famiglia delle "Malvacee". Il cotone per crescere bene ha bisogno di condizioni particolari: giusta temperatura e alta disponibilità di acqua. Dalla semina al raccolto trascorrono da 175 a 225 giorni. Alcuni giorni dopo la semina spunta il germoglio. La pianta si sviluppa in 3 mesi ca. fino alla fioritura. L'ovario nel fiore, dopo la fecondazione, si trasforma in capsula che raggiunge le dimensioni massime nel giro di 3 settimane e si apre 50 giorni dopo la fioritura, prigionando le fibre di seme. Il frutto del cotone ha la forma di una capsula che contiene i semi ricoperti dai peli: quando matura si apre e lascia uscire il bioccolo del cotone, e, a seconda della loro lunghezza, viene utilizzato per diversi impieghi. Le fibre sono costituite da polimeri di cellulosa, ma le sue catene sono più lunghe rispetto a quelle che si trovano nella polpa di legno, nel rayon, e con un più alto grado di cristallinità. La fibra migliore è quella più lunga (arriva a ca. 3 cm.), sottile e resistente, così come sono importanti il colore, la morbidezza e la lucentezza che ne aumentano il valore commerciale.

Esistono cotoni di diverse qualità secondo la provenienza: il più pregiato è il Sea Island (Indie Occidentali), dalla lunga fibra setosa, che viene usato per le lavorazioni più raffinate; il cotone Egiziano (chiamato anche Jumel o Makò) è caratterizzato dalle sfumature del colore che vanno dal giallo al bruno; le varietà di cotone Peruviano, di buona qualità, che hanno l'apparenza della lana per cui sono spesso usati in miscela con tale fibra; il cotone America detto Upland (o denominati dalla provenienza: Texas, Mississippi, Georia, Orleans) con fibra di lunghezza non superiore a 28-30 mm, relativamente grossolano, opaco, di colore tendente al bianco sono la qualità di cotone più impiegata; le varietà di cotone indiano hanno fibra ancora più corta di quello americano e sono di qualità più scadente.


Dall'inizio di questo secolo sta aumentando la produzione di "Cotone bio", che proviene da coltivazioni assolutamente prive di pesticidi e altre sostanze chimiche capaci di alterare la qualità del tessuto.

Operazioni dopo la raccolta - Dopo la raccolta il seme è esposto al sole per l'essicamento e poi è sottoposto alla sgranatura, processo di separazione di particelle di cuticola, dette guscette, che solo in parte vengono eliminate durante il processo di filatura. Una volta separata la banbagia dai semi, le fibre di cotone vengono compresse in balle a forma di parallelepipedi (ad esempio: quello americano viene preparato in balle che pesano in media 500 libbre = 227 kg.), avvolte in juta o in sacchi di polipropilene, legate con raggette metalliche ed inviato alle tessiture, e da li trasformato. Il cotone così compresso in commercio prende il nome di cotone sodo o cotone greggio.

20 anni fa la produzione media di cotone per ettaro era di 200 chilogrammi di fibra raccolta, oggi arriva a 900 chilogrammi che salgono a 2000 in Australia, e ciò è stato possibile alle ricerche biotecnologiche sul cotone che hanno consentito di ottimizzare terreni e acqua oltre a rendere le piante meno sensibili all' aggressione di insetti riducendo così l'utilizzo di sostanze chimiche. 

Classificazione del cotone sodo per il commercio - I requisiti che determinano la cosiddetta classe del cotone sono: il grado, che dipende dall'apparenza esterna (lucentezza, bianchezza, impurità, esito della sgranatura); il colore, bianco (che è il colore normale), grigiastro o rossiccio, indice della facilità delle lavorazioni successive; la lunghezza e finezza delle fibre; il carattere, che riassume in un certo qual modo le varie caratteristiche e determina in modo decisivo il valore tessile delle fibre: hanno un buon carattere i cotoni a fibre forti e robuste, omogenee e uniformi che sopportano bene, con il minimo scarto, le lavorazioni. Altre qualità del cotone concernano il grado di maturazione, la manipolazione, l'imballatura e la natura della fibra: il cotone "rigginato", cioè passato più volte allo sgranatoio, è in genere un cotone di basso grado così artificialmente valorizzato; il cotone "misto" è formato con avanzi di balle di cotone di differenti gradi; quello di "falso impacco" può essere in parte deteriorato o contenente sostanze estranee; e così via.

Sottoprodotti del cotone - Dai semi di cotone separati dalle fibre si ricavano poi diversi sottoprodotti utilizzabili anche per altre industrie. I più interessanti sono: i linters (sono molto importanti ed utilizzate quasi pura per la produzione di fibre artificiali quali la viscosa, acetato, ecc., di nitrocellulose quali plastica, lacche, ecc., di cotone idrofilo, feltri, ecc.); le guscette (utilizzate come fertilizzanti, come mangimi, nella produzione della carta, nella produzione di esplosivi, ecc.); olio (per la preparazione di grassi ed oli alimentari, così come di grassi per la produzione di saponi e candele).

Il cotone, fra tutte le fibre vegetali, è quella che contiene la percentuale maggiore (90% ca.) di cellulosa, oltre ad acqua (6,7%) e a piccole quantità di sostanze minerali, grassi, cere e sostanze incrostanti, ed è priva di componenti in legno. La finezza delle fibre di cotone oscilla tra 1 e 4 dtex. La lunghezza varia tra 10 e 60 mm., anche se le lunghezze più frequenti rientrano tra 25 e 30 mm. La densità va da 1,5 a 1,54 g/m3. Il grado di maturazione dipende dalla zona di provenienza e dall'anno del raccolto. La resistenza della finezza è di ca. 25-50 cN/tex. Il cotone viene filato nella filanda per fibre corte per trasformarlo in filato per uso tessile. Le fibre di cotone vengono lavorate pure o miscelate con fibre chimiche. Prima in ordine di diffusione (copre il 47% del fabbisogno mondiale).

Produttori e consumatori - Cina, India, Pakistan, Turchia, Stati Uniti e Brasile sono in testa alla classifica mondiale (dati al 2006) sia come produttori sia come consumatori di cotone. Ma vi sono mercati significativi in termini di consumo, come Indonesia, Tailandia, Messico e Bangladesh che indicano utilizzi crescenti non sostenuti dalla produzione nazionale. In termini di esportazione, l'Uzbekistan è secondo agli Stati Uniti per quanto riguarda l'esportazione globale di cotone. Né come fornitori importanti vanno trascurati l'Africa Francofana, l'Australia, la Siria, l'Egitto, il Turkmenistan, il Tagikistan e il Kazakhstan. 

CARATTERISTICHE: Fra i pregi del cotone vi sono che è molto resistente alla bollitura e stiratura, che ha un alto assorbimento dell'umidità, che è un buon conduttore e quindi favorisce la dispersione del calore corporeo, che non è attaccabile dalle tarme, ecc. Fra i difetti vi sono una scarsa elasticità, un alto grado di restringimento e di sgualcibilità, che può essere ricettacolo di batteri, ecc.

IMPIEGHI: E' utilizzato soprattutto per abbigliamento per ogni tipo di indumento (sebbene si addica maggiormente all'intimo, e alla realizzazione di capi leggeri per la stagione estiva) e per tessili per uso domestico. Solo il 10% viene utilizzato nel campo dei tessili tecnici.

CODICE TESSILE: CO (EURATEX)


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Cotonina – diminutivo di cotone.

1. Tela di cotone leggero, ordinaria, ottenuta con filati cardati, e spesso stampato a colori. E’ molto apprettato ed è usato per fodere tasche.

2. Tessuto realizzato con cotone e canapa, molto resistente e largamente usato nell'arredamento e per vele.

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Cotonizzare - da cotone.

Sottoporre fibre tessili a un trattamento che conferisca loro alcune proprietà del cotone: cotonizzare la canapa.

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Còtta - dal francese cotte, che risale al francone kotta, mantello.

1. Partita di un determinato materiale tessile (fiocco, nastro pettinato, filato o tessuto) tinto con uno specifico colore in un unico bagno di tintura. Nelle successive trasformazioni, ogni cotta deve essere lavorata separatamente dalle altre tinte nello stesso colore.

2. Tonaca dei frati e veste liturgica indossata dai sacerdoti nelle funzioni religiose, a eccezione della Messa, lunga, leggermente svasata, bianca di lino o cotone ornata di merletti con larghe mezze maniche, lunga fino alle ginocchia e abbastanza ampia.

3. Tunica medioevale ampia e talora drappeggiata, maschile e femminile, con maniche lunghe e larghe, indossata con o senza sopraveste (portata sopra la camicia). Capo analogo alla gamurra (o anche al più semplice guarnello), ma realizzato in tessuto pregiato di seta operata, damasco, broccato, velluto, e ornato con sfarzosi ricami. Abito per le occasioni speciali e usato soprattutto in estate.

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Cotton (telaio) - voce inglese, dal nome di W. Cotton, primo costruttore dei telai a maglia per calze.

Telaio rettilineo per la produzione di maglieria diminuita in maglia rasata, con aghi a becco montati su una sola frontura, composto da 4 a 16 fronture di tessitura affiancate (teste). Offre una buona qualità di maglia, anche se limitata ai traforati, alla treccia, ai rigati e all'intarsio (anche se la produzione è mediamente bassa) e, realizzando pezzi di maglia già in forma e contemporaneamente rinforzata nei punti soggetti a maggiore logorio), consente di eliminare gli scarti del taglio. Usato anche per produrre simultaneamente tante calze diminuite (sagomate).

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Coulisse [pronuncia: kulìs] - termine francese; da coulis, scorrevole.

Tipo di cintura scanalata internamente, dove in un budello di tessuto viene fatto scorrere un cordoncino, che annodato, crea una leggera arricciatura. Viene cucita in vita, come cintura di gonne e pantaloni, ma anche all'orlo di maniche o lungo i colli delle bluse.

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Courduroy [pronuncia: cord-du-roi] - termine francese, che significa "velluto da Re".

Velluto a coste larghe, solitamente di cotone, con pelo alto e lucido nel quale alcuni fili supplementari di ordito formano delle coste nel senso della lunghezza del tessuto. E' allestito con filati extra in trama o in ordito. Durante il tessimento, i fili di trama sormontati vengono tagliati mediante una speciale taglierina, poi i tronconi delle due parti sono spazzolati in modo da dar luogo alle tipiche file di pelo di questo velluto.

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Courtelle - termine francese.

Indica una fibra sintetica.

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Coutil [pronuncia: kutil] - termine francese.

Tessuto di cotone o lino resistente, spigato o ad armatura saglia con filati di titolo fine, a torsione rovescia, ruvido al tatto. Usato una volta per abiti da uomo e relativi panciotti, attualmente serve per confezionare articoli di abbigliamento estivo femminili come gonne, pantaloni, camiciotti, ecc.

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Couture  [kutü ür]   voce francese; propriamente cucitura, dal latino consuntura, der. da consuĕre “cucire”.

Arte della moda femminile; haute couture, alta moda; maison de couture, sartoria, casa di moda.

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Couvert

Tessuto ad intreccio spigato con effetto a costine in rilievo. Può essere in lana, misto-lana e cotone, e viene usato per confezionare soprabiti e giacche da cavallerizzo (le cosiddette hacking jackets).

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Cover –  termine inglese.

Tessuto di peso medio realizzato con filati ritorti a più capi, simile al gabardine, ma più pesante. Viene usato per giacche e, una volta impermeabilizzato, per impermeabili.

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Craquant – termine francese, da craquer, scricchiolare.

Fruscio caratteristico della seta dovuto ad un indurimento della superficie delle fibre. Viene ottenuto lavorando la seta cruda e quindi trattandola in un bagno leggermente acido.

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Crêpe de chine (Créspo cinese)

Tessuto crêpe di peso medio, non trasparente, liscio e morbido, in genere in 100% seta o misto seta, comunemente stampato.

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Crêpe Georgette (Créspo Georgette)

Sinonimo di georgette.

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Crêpe Maroquin (Créspo Marocchino)



E’ il tessuto crêpe più pesante e a grana più grossa di quello di Cina, caratterizzato dalla trama più grossa dell’ordito per cui presenta quasi delle costine verticali.



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Crêpe satin (Créspo satinato)



Tessuto crêpe di peso medio, liscio, lucido sul diritto e opaco sul rovescio; talvolta stampato.



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Crêpe [pronuncia: crep] - termine francese.; dal latino crispus.


Tessuto di vario peso dal caratteristico aspetto granuloso, increspato, ondulato o comunque mosso. Questa sua caratteristica di increspatura può essere ottenuta per effetto dell’armatura, ma più spesso per effetto dei filati “crespi”, la cui torsione forzata, molto elevata (fino a 4000 giri/min.), crea queste increspature. In genere è un tessuto piuttosto leggero e drappeggiante. L’arricciatura si crea anche durante l’operazione di finissaggio per effetto del restringimento diverso dei filati.

In italiano
créspo. 

Vengono definiti in vari modi: crêpe de chine, crêpe maroquin, crêpe satin, crepella, georgette. Altri termini sono: crespelle, crepon, crepone, crespon.

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Crepella (Créspo di lana)

Tessuto crêpe di vario peso, fabbricato con filati fortemente ritorti che gli conferiscono una superficie rugosa e granulosa, piuttosto leggero e con un movimento che ricorda il drappeggio. Non prende pieghe.  Impiegato per abiti femminili.

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Culottes [pronuncia: küulòt] - voce francese; da cul.

1. Tipo di calzoni (pantaloni) al ginocchio, che alla fine del XVI sec., in Francia, si diffusero poi nel secolo seguente, più o meno lunghi e aderenti. Elemento essenziale dell'abbigliamento elegante, le culottes furono sostituite al tempo della Rivoluzione dai pantaloni lunghi, portati dai rivoluzionari più accesi (Chiamati sans-culottes, sanculotti; con questo termine spregiativo nel 1791-92 si indicavano quei rivoluzionari francesi che indossavano i pantaloni lunghi, portati dalle classi più umili, anziché le culottes corte usate dagli aristocratici e dalla borghesia; il termine fu poi usato per indicare genericamente gruppi di estremisti).

2. Il termine è impiegato in Italia per mutandine da donna che arrivano a metà coscia, chiamate anche culotte 
  

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Cupro – dal latino cuprom, “rame”. Primo elemento di parole composte usate nel linguaggio scientifico o tecnico, nelle quali indica presenza di rame o relazione col rame.


Fibra tessile artificiale, si può anche chiamare rayon cupro-ammoniacale, scoperta nel 1892 da Fremery e Urban, prodotta sfruttando la solubilità dei linters o i cascami di cotone, o altre volte la cellulosa ricavata dal legno nell’idrossido di rame ammoniacale (liquido o meglio “reattivo di Schweitzer”); la soluzione cuproammoniacale di cellulosa viene fatta passare attraverso una filiera in una soluzione acida che rigenera la cellulosa in forma di fibra lucente. Morfologicamente appare in filo continuo o in fiocco, come una fibra molto sottile, bianca ed appunto brillante, tanto da assomigliare alla seta. E’ una fibra riportata in auge dopo che è stato messo a punto intorno agli anni ‘20 dalla Bemberg un particolare processo di lavorazione.


CODICE TESSILE: CU (EURATEX) – CUP (BISFA)

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Cursore  

Parte scorrevole di una cerniera lampo.
 


Rames Gaiba
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