29 novembre 2013

MODABOLARIO




L'autore, direttore generale della Euromode School, 10 anni [1] dopo ha deciso di ampliare il suo "Le parole della moda - Dizionario tecnico". Come allora acquistai questo libro, ho fatto altrettanto con la nuova opera che rimane fedele all'impostazione originale, accresciuta nei contenuti.

Dal sommario rilevo che l'opera si divide in 3 parti:

- Abbigliamento: breve storia (da pag. 9 a pag. 51)
- Dizionario (da pag. 53 a pag. 397)
- Stilisti (da pag. 399 a pag. 432)

Già dal Sommario si evince che le poche pagine dedicate, che sostanzialmente sono comparabili, con poche aggiunte e variazioni, rispetto alla precedente opera dell'autore su "Abbigliamento: breve storia" e delle schede "Stilisti", in quanto brevi  e ridotte sono poco utili.  Perché avere la presunzione di fare una opera vasta inserendo questi due Capitoli?

La vera ragione di possedere detta opera è dettata dal Dizionario, che dichiara di avere nella Prefazione dell'autorevole Cav. Mario Boselli (Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana) "oltre 4000 voci".

Il Dizionario è quindi il vero cuore dell'opera. Ho l'impressione però che si sia voluto avere nel dizionario molti termini, a scapito dell'approfondimento degli stessi, che trovo per molti di questi lacunosi, insufficienti (esempio: le voci "interfodera" o "interni" [che per l'autore sono due termini separati] dove si dice che "possono essere termoadesivi, crine cammelli, flanelle o telette" mentre una definizione più corretta è che sono tutti quei tessuti quali i peli cammello, crine animale o sintetico, rasi, trameur [queste due categorie sono fra i prodotti più usati dall'industria], tele, o tessuti assimilabili quali i non tessuti [anche questi molto usati dall'industria abbigliamento], del cui gruppo fanno parte anche ovatte, agugliati, veli di resine, i feltri, foam). Alcuni termini sono ripetuti (esempio: "abaca" e "canapa di manila") ed altri ripetuti e non consueti come chiave di ricerca (esempio: "categoria 100" che pure troviamo in "Punto di cucitura - Tipi di punto a macchina", poi - qui forse l'autore ha capito che quella voce non aveva senso - non l'ha ripetuta in "categoria 200", "categoria 300", ecc.). Quanto si sente la mancanza di un indice generale, che avrebbe potuto, fra l'altro, evitare questi doppioni.
L'autore quando scrive di moda da a questo termine il significato più ampio, e quindi troviamo termini come "amestista" (un quarzo), "anello" (quello che si porta al dito) ma in compenso poi manca ad esempio il termine "annodatura", "sottocollo", "trameur o "trama inserita" che sono molto più attinenti al tessile-moda, "beauty-case" (valigietta da viaggio) ma anche "cappelliera" (scatola per custodire i cappelli), "cabochon" (lavorazione delle pietre preziose),  "manicure" (trattamento di cura delle mani), ecc.
Anche l'impostazione grafica, sempre a tre colonne, qui non mi piace, perché rispetto alla precedente opera, questa volta aumentando sensibilmente le fotografie ne risulta una composizione di molte pagine confusa, tanto che questa volta si è dovuto ricorrere a frecce inclinate in varie direzioni per individuare la foto pertinente a quel termine. Certo nell'era del web era difficile sfuggire alla tentazione di aumentare il numero delle immagini (alcune o forse più di queste foto non sono utili), anche se poi l'esigenza di non dilatare il numero di pagine ha fortemente penalizzato i contenuti.  

A fine opera trovate un "Indice tematico" poco utile perché è suddiviso in molte categorie (ad esempio: vi è un indice "abbigliamento"  ma anche indici "abiti antichi e tradizionali", "intimo-mare", "pantaloni e tute" che presuppone che uno sappia catalogare se quel termine appartiene ad una categoria o ad un'altra; manca invece un utile Indice generale che consenta di capire se il termine che si cerca può essere sotto una od altra voce. Non condivisibile inoltre la suddivisione dell'Indice in "fibre e tessuti artificiali" e "Fibre e tessuti naturali" in quanto avrei separato nell'Indice le fibre dai tessuti, dove quest'ultimi possono essere anche misti (cioè composti da fibre naturali ed artificiali).

Vi è anche, come vedete l'autore ha voluto proprio metterci tutto, un elenco dei "Enti e Musei" in Italia e nel mondo, ma quante importanti, significative, mancanze. (ad esempio, solo per rimanere in Italia: Il "Museo del tessuto" di Prato, "Il Museo didattico della seta" di Como, "Il Museo del tessile" di Busto Arsizio, "Il Museo dell'arte della lana" di Stia, "Il Museo storico didattico della tappezzeria" di Bologna, "Il Museo del merletto al tombolo" di Rapallo, ecc.). Che provincialismo, per un opera italiana, citare dei musei in Finlandia, Australia (dove tutti ci auguriamo di andare) ma poi dimenticare i nostri musei in Italia.

In un modo del fashion immerso nella globalizzazione, dove vi è bisogno di significare con un unico voce comune il significato di una parola, che a volte varia da nazione a nazione, ed anche da regione a regione, io credo non si sentisse il bisogno di un nuovo brutto neologismo quale "Modabolario". Mi conforta il pensare che molti di questi neologismi sono mode passeggere.   


Questa, come forse vorrebbe far credere il cambio del titolo del libro, non è un opera nuova, nel senso più coerente del termine, ma un ampliamento della precedente opera, ed in tal senso era più giusto mantenere il precedente titolo "Le parole della moda" Seconda edizione ampliata e riveduta, e non vale il prezzo di € 39,00 se avete già la precedente opera dell'autore.
Se invece non avete un dizionario della moda potete acquistarlo, ma poi se volete approfondire la materia vi servirà altro.


[1] 12 anni prima l'Autore aveva pubblicato il "Vocabolario illustrato della moda"

© Riproduzione riservata
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Antonio Donnanno
MODABOLARIO
Parole e immagini della moda
Ed. Ikon (2011)

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